GRAN MAGISTERO DEGLI ORDINI DINASTICI NON NAZIONALI


                                                    

English Abstract

Sovrano Ordine Russo 

del Cingolo Aurato Militare  

"CINGULUM AUREA DIGNITAS"

 

 

 

 

 

 

 


   Prestigiosissimo Ordine di Giuspatronato, Dinastico ergo NON NAZIONALE[1] ed esclusiva Collazione della Casa Sovrana[2]  Imperiale Granducale e Reale Angelo[3] Tiberio Dobrynia di Roma di Bisanzio e Russia[4].

   Trattasi di Ordine NOBILITANTE, proveniente, come “Fons Honorum”, dalla Nobiltà Nativa, cioè per Nascita, della somma delle “Fontes Honorum” (Fonti di Onori) della Famiglia Imperiale  GIULIO-CLAUDIA TIBERIANA, della Famiglia Imperiale Bizantina ANGHELOS, della Famiglia Imperiale e Granducale DOBRYNIA di Moscovia (Ruricense)), della Reale Famiglia degli ARAGONA di Sicilia.

   Sulla Nobiltà Nativa, scrive il Prof. Emilio Furnò, Patrocinante in Cassazione (Studio sulla Legittimità degli Ordini Equestri Non-Nazionali, Rivista Penale, n.1, Gennaio 1961, pp. 46-70): “Le Sentenze, civili e penali, non sono poche, ma alcune recentissime, e tutte di regola ispirate all’accettazione dei principi tradizionali dianzi richiamati. Si muove dalla “Nobiltà Nativa” –Jure Sanguinis- si pongono in evidenza le note prerogative Jus Maiestatis e Jus Honorum e si giunge all’affermazione che il titolare è “Soggetto di Diritto Internazionale” con tutte le logiche conseguenze. Il Sovrano spodestato, cioè, può legittimamente conferire Titoli Nobiliari, con predicato o senza, e le onorificenze che rientrano nel suo patrimonio araldico, resta il Capo della sua Dinastia. Le qualità che fanno di un Sovrano spodestato un soggetto di Diritto Internazionale sono innegabili, continua il Prof. Furnò, esse infatti “costituiscono un diritto personale assoluto, di cui il soggetto non si spoglia mai e che prescinde da ratifiche o riconoscimento da parte di qualsiasi autorità preminente inter pares. E se, al fine di spiegare l’attuale permanenza di tale diritto, si parla di riconoscimento da parte di Sovrani Regnanti, Capi di Stato, il termine viene usato nel senso di “comportamento dichiarativo” e non di “atto costitutivo” del diritto stesso, (Furnò, op. cit). Un clamoroso esempio è dato dal fatto che per lungo tempo la Repubblica Popolare Cinese non fu riconosciuta e non fu quindi ammessa alle Nazioni Unite, ciò nonostante essa esercitò ugualmente i suoi poteri di Stato Sovrano attraverso i suoi organi interni ed esterni. Le prerogative che stiamo esaminando “ si possono anche negare e lo Stato, nei limiti della propria influenza, può vietare al Sovrano spodestato l’esercizio di quel diritto così come può paralizzare qualsiasi altro diritto non portato dalla propria legislazione.

   Ma questo “atteggiamento” negativo, non influisce sulla esistenza del diritto contrastato, bensì soltanto sul suo esercizio. (Op. cit). E conclude l’illustre Autore: “riassumendo, dunque, la Magistratura Italiana, nei casi sottoposti al suo giudizio, ha confermato le prerogative jure sanguinis del Dovrano detronizzato, senza la debellatio, cui pertanto, viene esplicitamente riconosciuto il diritto di conferire i titoli nobiliari ed onorificenze appartenenti al suo patrimonio araldico dinastico. In particolare ha classificato le suddette onorificenze tra quelle degli Ordini Equestri “non nazionali”, previsti dall’art.7 della Legge 3.3.1951, che vieta a privati di conferire onorificenze… Quanto ai titoli nobiliari, pur essendone legittimo il conferimento, deve tuttavia essere osservato che essi non ricevono alcuna tutela dalla vigente legislazione italiana, la quale non riconosce più la nobiltà “dativa”, in ossequio al pricipio fissato dalla Costituzione della Repubblica. Cade, quindi, dalla legislazione italiana anche il concetto di usurpazione di titolo nobiliare”. (op. cit).

   Però la legittimità e validità del conferimento di un Titolo Nobiliare, può ricevere il sostegno di un Atto Dichiarativo del Giudice (op. cit), come risulta dalla già menzionata Sentenza del Pretore di Bari del 13.3.1952 n.40/51 RG.): lo Stato contro Umberto Zambrini. Lo studio del Prof. Furnò, può essere integrato da chi voglia approfondire la materia dei pertinenti studi dell’Avvocato G. Pensavalle de Cristoforo: “Questioni al vaglio della Magistratura”. (Secolo d’Italia, 28.2.1959) e del Prof. Renato de FrancescoLa legittimità e validità in Italia degli Ordini Cavallereschi Non Nazionali” (Edizioni Ferrari, Roma 1959).

   Circa la Sovranità, Il Prof. Avv. Renato DE FRANCESCO, Presidente di Sezione della Suprema Corte di Cassazione (cit. in Michele II Angelo COMNENO, Edizioni Ferrari, 1951, citato a sua volta nel libro Una Famiglia Imperiale Bizantina, gli Angelo Comneno Ducas di Tessaglia”, del Conte Prof. Luciano PELLICCIONI di Poli, pagina 139, S.E.P., Società Edizioni Pubblicazioni, Roma, luglio 1987) confermò che la Sovranità è: “una qualità perpetua, un sacro crisma che resta indelebilmente collegato e unito in perpetuo a tutta la discendenza di Colui che per primo l’ha conseguita o rivendicata, e si concentra nella persona del Capo di Nome e d’Arma della Casa”.

   La parola “Souveraineté” trovasi adoperata, fin dal secolo XI, dal famoso feudalista francese BEAUMANOIR, nell’Opera “Les coutumes du Beavaisis”. Dopo aver affermato che “Chascuns Barons est Souverain en Sa Baronie” (cioè “Ciascun Barone è Sovrano entro la propria Baronia), Egli aggiunge che “Le Roi est Souverains par dessus tous” (“il Re è Sovrano per tutto e tutti”), perché ha di diritto la tutela generale di tutto il Reame, può liberamente statuire per il comune profitto e ciò che Egli stabilisce dovrà essere osservato. In questo senso, spiega BEAUMANOIR, parliamo di “Souveraineté” che a Lui appartiene (citato in Robert ed Alexander CARLYLE Il Pensiero Politico Medievale” a cura di L. FIRPO, Vol. II, Bari, 1959, pagina 100 a sua volta contenuto in “Novissimo Digesto Italiano”, Volume XVII, pagina 1043, U.T.E.T., Torino, 1970).

   E’ da notare che nei testi medievali francesi, se è raro l’uso dell’astratto “Souveraineté”, più frequente è l’uso della parola “Souverain”, in varie accezioni, implicanti sempre un concetto di preminenza e di pienezza di poteri. Veggasi DU CANGE, “Glossarium mediae et infimae latinitatis”, Tomo VII, pagina 676-77, ove trovansi indicati anche testi del 1300 nei quali la parola “Souveraineté” sarebbe adoperata nel senso di “Suprema Potestas et Jurisdictio” (cit. in “Novissimo Digesto Italiano”, Volume XVII, pagina 1043, U.T.E.T., Torino, 1970).

   Questa Vetustissima Casa Sovrana racchiude la Dinastia Imperiale Giulio-Claudia-Tiberiana di Roma e l'Angelo-Comneno[6]-Ducas-Flavio-Lascaris-Paleologo di Bisanzio, attualmente rappresentata dal legittimo Capo di Nome e d’Arme S.A.R.I. il Principe[7]  Don Antonius II Tiberio[8] Dobrynia Anghelos di Roma di Bisanzio e di Russia, Sovrano Gran Maestro Generale dell’Ordine, nonché la Fonte anche di vari Onori Imperiali (Zarista Imperiale e Granducale) dei Rijuric, dei Varega Rijuric o Rurik ovvero Riuricense[9], della Aragonese di Sicilia.

   L’Ordine, quale soggetto di Diritto Internazionale, appartiene “de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico[20]genealogico[21], ergo Dinastico[22], inalienabile ed imprescrittibile della “Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia”, La quale non ha mai subito la “debellatio”, cioè non è mai stata debellata. La “Debellatio” è data dalla rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri discendenti, a tutte le prerogative Sovrane.

   L’Ordine è stato rinnovato da Antonius II, Capo di Nome e d’Arme della Imperiale Granducale e Reale Casa per rimunerare il valore e la fedeltà dei militi[23] a Lui devoti.

DEL TITOLO, DELLA NATURA E DELLA SOVRANITA'

   L’Ordine, riennovato da S.A.R.I Don Antonius II, quale soggetto di Diritto Internazionale, appartiene de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico[24], della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia.

   L’Ordo è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica, con fini Culturali, Religiosi e Filantropici, e quale soggetto di Diritto Internazionale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico ereditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma et Russia, è autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.

   In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso l'Ordine o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità.

   Giova senza meno rammentare che l’Ordine è volutamente ECUMENICO in quanto l’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma e Russia è CONTRARIA ad ogni genere di Fanatismo Religioso. Il fanatismo religioso è una alterazione, una aberrazione della coscienza religiosa. 

   Già conferito solo a Militari – dal Soldato al Generale – che si siano particolarmente distinti ed abbiano saputo onorare ed incrementare con le proprie capacità la Scienza e l’Arte Militare della propria Patria, attualmente, è distinzione - di regola - riservata solo agli Ufficiali, sia effettivi che di complemento, in servizio e della riserva, che si siano dimostrati particolarmente legati alla Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e di Russia.

   Parimenti viene ancor oggi concesso di Motu Proprio da S.A.R.I. ad Alte Personalità ed a quanti, espletando la Nobile Arte delle Armi, si siano distinti per coraggio, ardimento, capacità e sprezzo del pericolo. Vengono considerati veri e propri Militi anche coloro i quali combattono contro il Male, la Fame, le Malattie quali Apostoli del Volontariato, laici o religiosi che siano, giacché il Sommo Padre Dante, nelle Opere Min. scrisse “Nobilis…non vilis”, cioè “E’ Nobile chi non è vile”, Giovenale, prima ancora dell’Alighieri scrisse, nelle Sat., 8, 20 che “La sola ed unica Nobiltà è la Virtù” (Nobilitas sola est atque unica virtus). Seneca, nelle Epist., 44, 4 scrisse che “Non facit nobilem atrium fumosis imaginibus plenum, sed animus”, cioè “Non l’atrio pieno di vecchi ritratti fa Nobile l’uomo, ma bensì l’animo”.

Il Re conferiva le insegne che, come riferisce il Villabianca nella Sua epoca “Sicilia Nobile”, erano costituite da una collana d’oro, un cingolo con spada d’argento e un manto di zendado[25], dicendo all’iniziato: Il Signore Iddio e Messer S. Giorgio[26] facciavi buon Cavaliere.  

(Commendatore Giovanni Battista di Crollalanza[27], “Enciclopedia Araldico-Cavalleresca”, Pisa, presso la Direzione del Giornale Araldico, 1876- 1877, pag. 183).

 

 

 

Decorazione

La decorazione consiste in una spada di argento in palo (cioè in verticale), con l’impugnatura entro un cingolo ovale d’oro, e l’elsa sormontata dalla coroncina d’oro a tre perle visibili propria del Cavalierato Ereditario, a sua volta sospesa ad una corona imperiale aurea con le infule, sospesa su di un nastro azzurro; per coloro i quali sono già Nobili soprattutto se appartenenti alla Nobiltà Antica e Generosa (rango di Giustizia) la spada non è più d’argento ma d’oro.

Circa il colore del Nastro gioverà sapere quanto segue.

Azzurro.

L’azzurro, essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso.

Rappresenta la Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per far comprendere che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo lasciò scritto: “Carlo Magno[28] vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale colore era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi, dai Franchi. L’Imperatore Carlo il Calvo[29] Re d’Italia[30], è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza scrisse: “I guerrieri vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la Costanza, l’Amor di Patria, la Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor Celeste, la Devozione e la Santità; i Trovadori la Poesia; i Principi la Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e Sublimi; i Magistrati la Giustizia e la Fedeltà; le donne la Castità e la Verecondia”. Dai detti simboli si vede l’importanza e la Nobiltà di questo colore che nel Blasone viene indicato con tratti orizzontali. In Italia fu distintivo dei Guelfi[31].

   Recentemente, l’Ordine è stato, con Atto di S.A.R.I. il Principe Capo della Imperiale Granducale e Real Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e di Russia, trasformato in Ordine Nobilitante e conferisce il Titolo di Cavaliere Ereditario trasmissibile alla prole, maschi e femmine all’infinito, con l’uso della Corona Nobiliare relativa[32].

   La Nobilitazione non contrasta la parità fra uomo ed uomo. Essa è il mero contrassegno di coloro i quali hanno molto servito la Loro Patria. Si acquisisce con Decreto del Principe, per insigni meriti personali e può essere “ad personam”, cioè personale, oppure ereditaria, come nel nostro caso. La Corona è quella tipica del Cavalierato Ereditario, con le tre perle visibili.

   Istituito in memoria delle virtù militari ed organizzative per le quali si distinsero i Normanni che fondarono in Russia la Dinastia dei Rurik, cui appartenne il famoso Ivan detto “il Terribile”, che per molti secoli dettero alla Storia figure illustri di guerrieri e di condottieri di grandissimo coraggio e perizia bellica; nonché alla memoria dei Dardanidi (Troiani), dei Latini e dei Romani (fedeli alla gloriosa Gens Julia), dei guerrieri Angelo bizantini, dei guerrieri Inca, il cui valore risplende al di là della storia; l’Ordine trae la Sua denominazione dal Cingolo (in latino “Cingulum, Cingulus”, da “cingere”), che è una larga fascia di cuoio che i Cavalieri cingevano intorno alla vita per sospendervi la spada e, spesso, anche lo scudo.

   Questa cintura cessò di far parte dell’equipaggiamento ordinario allorché comparvero le armature metalliche, ma continuò a far parte della tenuta d’Onore dei Cavalieri. “La perdita di essa in Battaglia notava, e il vincitore avea il diritto di legarne le braccia all’avversario.

   Questa infamia annessa alla perdita del Cingolo veniva da ciò, che desso rappresentava colla spada e cogli speroni la dignità[33] di Cavaliere.

Si cingeva al novello insignito e si toglieva nelle cerimonia della degradazione.

D’onde vennero le espressioni cingere, dare il cingolo, in senso di armar Cavaliere

(Comm. Giovan Battista di Crollalanza, “Enciclopedia Araldico-Cavalleresca”, pag. 183).

   Cingulum (greco Zoster). Cinturone in cuoio con ornamenti metallici, tipico del soldato romano; costituiva una parte essenziale del suo equipaggiamento militare ed era distintivo dell’appartenenza alla Milizia. Vestore il cinturone era sinonimo di divenire soldato. Normalmente, a esso veniva appeso il pugnale, mentre la spada era appesa al Balteum, o anche a un altro cinturone. Il cingulum era di origine etrusca, e venne in uso con la fine della Monarchia (VI sec. A.C.).

  Cinctorium (greco zine). Cinturone caratteristico degli Ufficiali Romani e insegna del Loro grado. Di origine germanica, già dal secolo VI fu in uso presso gli Etruschi, più tardi presso gli Italioti; il tipo italiota comunque differisce dal romano per la forma della cintura, per i dispositivi di affibbiatura e per la forma del pendente anteriore, triangolare o semicircolare, mai diviso in strisce. Questo particolare cinturone - insegna militare per eccellenza - aveva il compito anche di proteggere il ventre. Comparve nell'armamento romano verso il I secolo dopo Cristo strettamente legato a quello coevo germanico. Era formato da una larga cintura che terminava con una divisione in quattro fettucce ornate in metallo, una delle quali veniva fermata dal dente della fibbia, mentre le altre pendevano sul davanti.
Un secondo tipo di cinctorium, posteriore a quello sopra descritto, era formato da un cinturone al cui bordo superiore erano fissate le quattro fettucce poste a protezione del ventre. Un altro tipo ancora era costituito da una placca metallica, fissata al cinturone e sottostante ad esso; su tale placca erano applicate le fettucce. Normalmente a questo tipo di cinturone veniva appeso il parazonium o altro pugnale.

“Enciclopedia Ragionata delle Armi – armi bianche-difensive-da fuoco- d’occidente e d’oriente” di Claude Blair ed altri, Arnoldo Mondadori Editore.
 

Scopi dell’Ordine - Essi sono:

   a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri Ruricensi, di origine Normanna, dei Militi Dardanidi e Romani, dei Cavalieri Bizantini.

   b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni, filosofie ed ideologie;

   c) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.

Stemma dell’Ordine

   Lo stemma di quest’Ordine nobilitante è partito, composto da quello antico dei RURIK (d’azzurro al tridente d’oro [34]) e da quello imperiale romano (di rosso all'aquila d'oro impugnante un fascio di fulmini, caricata nel cuore dallo scudetto angelico, d'azzurro alla fascia accompagnata da due stelle di otto raggi in capo e in punta, il tutto d'oro) sormontato dalla corona imperiale ruricense ed accollato ad un cingolo di argento con la scritta: Cingulum Aurea Dignitas, dal quale pende una spada di argento manicata d’oro, rabescata, e posta in fascia (cioè orizzontalmente), con l’impugnatura a sinistra (la destra di chi guarda).
 
 


Categorie di Membri - Classe Unica.

   L’Ordine si articola nelle seguenti categorie e conferisce il seguente grado:

Categoria di “Giustizia”, riservata ai Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni sul Cognome Paterno (o per meriti eccezionali, con Nobiltà di minore numero di anni, “Motu proprio” del Gran Maestro).

Categoria di “Grazia Magistrale”, riservata ai Nobili di più recente nomina o a coloro che ricoprano Alte Cariche Politiche, Civili, Militari o Religiose.

Il grado, unico, quello di Cavaliere Ereditario.

   La buonanima dello Storiografo ed Araldista Conte Luciano PELLICCIONI di Poli, dedicò a questo Illustrissimo Ordine Nobilitante, proprio di molte Dinastie Reali, un Suo Testo "L’Ordine del Cingolo Militare", Roma, dicembre 1995, Roma.    

   La Sovrana Famiglia dei Angelo Tiberio Dobrynia è  presente sul testo: "Repertorio Iconografico degli Ordini Cavallereschi" del Consiglio Araldico Italiano - Poderosa opera storico-culturale di Don Francesco Maria Mariano d'Otranto e di Lipari, Istituto Marchese Vittorio Spreti, Edizioni del Consiglio Araldico Italiano, Padova, dicembre 2003. Alcuni degli Ordini Dinastici Angelo Tiberio Dobryniani recensiti:

Sacro Militare Ordine dei Cavalieri Augustali - Imperiale Militia Cesarea Romana O.C.A.+ M.C.R. - A pag. 66 - Tav. LVIII

Sovereign Order of Saint John of Jerusalem - Russians Knights of Malta - O.S.J. + R.M. - A pag. 326 - Tav. CCCXVIII

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NOTE

[1] Gli Ordini Non Nazionali sono Ordini facenti parte del Patrimonio Araldico di una Nazione o comunque di una entità differente rispetto alla Nazione nella quale si opera. Sono principalmente Ordini di Collazione di Famiglie discendenti da ex Sovrani. Una Onorificenza concessa da un Ordine Dinastico-Familiare è cosa ben diversa da quelle che la Legge 3 marzo 1951 nr. 178 qualifica come concesse “da Enti, Associazioni o Privati”. La Dottrina Giuridica Italiana ha fatto rilevare più volte che né il concedere, né il fregiarsi di Decorazioni di Merito e/o cavalleresche indipendenti cade sotto alcuna Sanzione Penale “purché limitato alla vita di relazione sociale – omissis –  ed accompagnato sempre dalla precisazione della specie e della qualità dell’Ordine Cavalleresco”. (Sentenza della Suprema Corte di Cassazione – Sezione III del 23 aprile 1959).

[2] Sono Titoli Sovrani i seguenti: Imperatore, Re, Arciduca, Granduca, Principe Reale e/o Imperiale, Sovrano, Scià, Sultano, Duce, Negus, Bey, Emiro, etc.

[3] Il Cognome ANGELO è antichissimo. Nella forma italiana continua quella latina ANGELUS, già usata, seppure raramente, dai primi Cristiani e che a sua volta derivava dal greco “ánghelos” cioè “Messaggero”, forse di origine assira. Secondo taluni sarebbe la traduzione dall’ebraico “Mal’ak che significa “Messaggero, Ministro di Dio

[4] Afferma l’Hobbes, nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale esercitava lo Jus imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto, mentre conserva in pectore et in potentia” tali diritti, quale “Pretendente”, mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi inerenti alla Sovranità, quali lo  Jus Majestatis” e lo “Jus Honorum”, vale a dire il diritto (“Jus”) ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio, ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan Battista UGO nel “Digesto Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa dell’Università degli Studi di Torino; il Bascapè dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale ultimo precisamente scrive: “La Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”. Non si tratta di una Famiglia Principesca privata,  ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe a distribuire nomine”.

[5] Incas o Inca, titolo onorifico "figli del sole" degli antichi Sovrani amerindi di stirpe Quechua della regione di Cuzco (Perù), passato a indicare collettivamente le popolazioni andine da questi sottomesse (quechua, aymarà, kolla, ecc.).

[6] Il Marchese Vittorio Spreti, nel Suo testo "Brevi Note sui Comneno" - Bari, luglio 1944, così comincia la Sua Opera: I Comneno sono non forse la maggiore ma, certo la più notevole delle Dinastie succedutesi sul trono di Bisanzio dopo la Macedone, tutti i Suoi membri essendo stati di grande intelligenza e energici, abili diplomatici e valenti Generali, con in ciascuno notevoli qualità, tranne che per l'ultimo, Andronico, che fu spodestato propriamente per i Suoi eccessi crudeli. Originari di Comné, vicino Adrianopoli, e stabilitisi a Kastamon o Chastamon in Anatolia, già ai tempi di Basilio II il Macedone (976-1025), essi figurano tra le più potenti famiglie della Aristocrazia Bizantina”. Il Cognome COMNENO, del quale, secondo le Carte Farnesiane la prima citazione appare nel VI secolo, deriverebbe invece dal nome dell’antico Popolo dei Comani, di origine turca, facenti parte del gruppo di popolazioni (Chazary, Pecebeghi, Ogjuz, Cumucchi, Ciuvasci) che in questa epoca iniziarono una progressiva immigrazione verso le Nazioni vicine. I Comani subirono una gravissima sconfitta dalle Truppe comandate da Michele Flavio, figlio di Alessio Flavio Massimo (diretto discendente dell’Imperatore Costanzo I Cloro e diretto progenitore sia dei COMNENO che degli ANGELO), il quale, come usavasi nell’antica Roma, fu appunto detto “COMANO”, e per errore di trascrizione o pronuncia “COMNENO”. E’ noto infatti che nell’Impero Romano e nella precedente epoca Repubblicana si usava dare ai Generali vincitori un soprannome (agnomen) a ricordo di un fatto particolare, per cui Publio Cornelio Scipione fu detto “Africanus” (Scipione l’Africano) per le Sue vittorie in Africa, e Suo fratello Lucio Cornelio Scipione “Asiaticus” per le battaglie vinte in quest’altro continente. Un’altra gravissima sconfitta i Comani subirono poi ad opera dei Bizantini nell’XI secolo.

[7] Principe. Dal  sostantivo latino “Princeps-cipis” è composto da tema “prim-us” (primo) e “ceps” dal tema che è in “cap-ere” (prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o Principe del Sangue  (Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del Re d’Olanda di Principe di Orange, quello del Re d’Italia di Principe di Piemonte.

[8] Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est.

[9] Ruricense. La Dinastia di Ivan IV Vasilievich detto “il Terribile”, Terzo Zar di Russia.

[10] Incas o Inca, titolo onorifico "figli del sole" degli antichi Sovrani amerindi di stirpe Quechua della regione di Cuzco (Perù), passato a indicare collettivamente le popolazioni andine da questi sottomesse (quechua, aymarà, kolla, ecc.).

[14] Debellatio. Rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri discendenti, a tutte le prerogative Sovrane.

[15] Debellazione. Sconfitta, annientamento, distruzione, anche nel figurato. Dal latino medievale “Debellàtio-ònis”.

[16] Debellare. Sconfiggere pienamente con azioni guerresche, annientare, distruggere, espugnare. Dal latino “Debellàre” con lo stesso significato, derivato di “Bèllum”, guerra. Dal XIV secolo nel Lessico Italiano.

[17] La Famiglia OTTAVIA era originaria di Velletri. Già dai tempi di tarquinio Prisco era stata ammessa da Servio Tullio fra le Famiglie  Patrizie, poi era ritornata plebea ed infine Giulio Cesare l’aveva riconosciuta Patrizia.

[18] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Colto, Austero, Energico e convinto assertore della Teocrazia e quindi della indiscussa ed indiscutibile superierità del Papa sull’Imperatore, nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segni e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Proclamò la Quarta Crociata e bandì pure la Crociata contro gli Albigesi. Sostenne i Regni cristiani nella penisola iberica nella lotta contro gli Arabi, che vennero sconfitti nel 1212 a Las Navas de Tolosa. Nel 1215 promosse il Concilio Lateranense, dove si condannavano i Catari e i Valdesi, vennero decise misure repressive per gli eretici e si stabilirono severe regole di comportamento per il Clero Cattolico. Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985 ed altre fonti).

[19] Altre Famiglie che hanno il Cognome Reale d’Aragona aggiunto al proprio sono i Visconti d’Aragona, i Caetani d’Aragona, i Secchi d’Aragona, i Pignatelli d’Aragona, i Bentivoglio d’Aragona, etc.

[20] Araldico, che si rifà cioè alla Araldica. Questa è la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. La storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi: 1) origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700);  5) Contemporaneo. Protagonisti della (prima) crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia -al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione - e dell'Italia meridionale - diretti da Tancredi e Boemondo d'Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano (o Principato del Volturno), e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima Crociata.

[21] Genealogico, che si rifà cioè alla Genealogia. Questa è una Scienza Ausiliaria della Storia. La vecchia definizione di “Genealogia”, definisce questa  come “La disciplina che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi”, la nuova, forse più precisa e completa della precedente, la definisce come “La Scienza che accerta e studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza che intercorrono fra i diversi membri di una o più famiglie”.

[22] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana.  Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini.

[23] Milites.

[24] Araldico, concernente l’Araldica. Questa ultima è la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi   (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano.

[25] Zendado. Meno comune “Zendàle”. Tessuto finissimo, perlopiù di seta. Probabilmente affine al greco “Sindón, - onis”, tessuto finissimo. Parola entrata nel lessico italiano durante il secolo XIII.

[26] San Giorgio, il Megalomartire, al quale sono dedicati moltissimi e nobilissimi Ordini Cavallereschi, fu un cristiano nato nell'Asia Minore attorno al 270, che divenuto Ufficiale entro l’Esercito Imperiale, nel 303, distrusse pubblicamente uno degli editti dell'imperatore Diocleziano contro i Cristiani Suoi Fratelli, un atto questo che Lo portò ad essere arrestato, imprigionato, torturato ed infine martirizzato.

Nel corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e tramandate a riguardo di San Giorgio. La prima iconografia ortodossa, lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone, simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é venerato in oriente dal 350 circa.

[27] Fondatore dell’Accademia Araldica Italiana. Fermo (AP) ha dedicato una Via a questo Illustrissimo Araldista.

[28] Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III. Nella Francia del secolo VIII, fu proprio il celebre Carlo Magno, che ricollegava la propria origine alla stessa stirpe di Re Arturo (King Arthur, secolo VI, discendente dall’Imperatore Costantino III, pronipote del gran Costantino) e di Costantino, creò una scelta schiera di 12 Cavalieri che chiamò “Conti”, nel senso di “Compagni”, e che furono detti “Palatini”, in quanto abitanti nel “Palatium”, ossia nel Palazzo, cioè nella Reggia del Loro Sovrano.

[29] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”.

[30] Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale.

[31] I Fautori del Papato, avversari dei Ghibellini, fautori dell’Impero.

[32] Corona di Cavaliere di Nascita e perciò trasmissibile (anche questa Moderna, veggasi deliberazione della “Consulta Araldica del Regno d’Italia”, 4 maggio 1870). E’ un cerchio d’oro puro velato rabescato, brunito ai margini sostenente quattro grosse perle poste sul cerchio, delle quali se ne vedono soltanto tre.

[33] Dignità. Etimologicamente, il termine “dignità” deriva dal latino “dignitas-atis”, astratto di “dignus”, meritevole, degno di rispetto nell’opinione comune, eccellente, che per le sue qualità, per gli atti, i costumi e simili, merita lode, onore, e così via.

[34] Oggi esso è anche lo stemma della repubblica Ucraina (riprodotto qui sotto).

 

 

 

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