WWW.IMPERIALCLUB.NET

IMPERIAL CASA GIVLIO CLAVDIA TIBERIANA DOBRYNIANA DI ROMA E DI RUSSIA

 

 

Imperiale Ordine Dinastico Nobiliare

dei Cavalieri Augustali

Militia Cesarea Romana

 

A

Juppiter Optimus Maximus et Venus et Janus

 

63 a.C. - 2004 e.v.

MMDCCLVII ab Urbe Roma Condita

 

Le origini sacrali e il culto della Gens Julia

  

La fondazione dell’Imperiale Ordine Dinastico della Militia Cesarea Romana storicamente risale al Divino Imperatore Romano Caio Giulio Cesare, e data dal lontano 63 a.C. - anno in cui lo stesso assunse il titolo di Pontifex Maximus.

La Militia , similmente all’Ordine di medioevale memoria, rivestiva originariamente un prevalente carattere sacrale oltre che guerriero: ascetica ed eroica disciplina di vita tendente al superamento dell’elemento umano in vista del conseguimento glorioso di più alte regioni dell’essere. Via dell’azione trasfiguristica, via di conoscenza di un’etica improntata all’ignificazione dello Spirito per un reale ricongiungimento con l’Assoluto.

Il Gran Maestro ne era parimenti anche il Pontifex Maximus, sommo detentore dei Sacri Misteri e “facitore di ponti” tra il mondo umano e quello divino.

La Militia si è continuata ininterrottamente nei secoli sotto i suoi gloriosi successori imperiali, i Divi Ottaviano Giulio Cesare Augusto e Tiberio I Giulio Claudio Cesare Augusto. E, per un certo periodo, anche sotto la guida di Marco Antonio nella diarchia egizia.

Dopo Druso, il Lume dell’Ordine è stato conservato segretamente dai legittimi discendenti della Stirpe Giulio-Claudia-Augustea, dal Lazio rifugiatisi nell’etrusca Umbria, a Perugia e nelle sue campagne, a partire da Marco (435-500) unico superstite alla strage ordinata da Ricimero., perpetuando così la luminosa discendenza sino ad oggi e continuando il Culto Dinastico della Gens Julia, mai spentosi nella Tradizione storica e orale dell’Augusta Stirpe (così come avvenne per quell’altro culto dinastico conosciuto come la Tradizione Merovingia).

La tradizione storica

Nuove alleanze matrimoniali con discendenti del re Longobardo Ataulfo, gli Attelevi-Atalaifo, riportarono ancora alla luce per qualche tempo l’Ordine, che già godeva dell’Alta Protezione del Ducato di Benevento (569), per poi spostarsi nel Sannio-Molise sotto la nuova Protezione del re normanno Ruggero II che riconobbe la Signoria del Gran Vicariato sui feudi di Alifana e Boscopopoli sannita.

Segue ancora una lunga “vacatio” dovuta agli ultimi tumultuosi momenti storici, che termina nel 1913 era volgare, anno in cui il VI Gran Maestro Don Luigi Tiberio di Dobrynia ricostituisce ufficialmente l’Ordine, assorbendo in esso (nel 1920) tutti gli altri Ordini Dinastici bizantini e russi.

Il di lui legittimo successore (designato nel 1935) Don Francesco I, ne assume il Gran Vicariato e si adopera per il completamento e rafforzamento della Militia sin dopo l’ultimo conflitto mondiale.

Nel 1954 l’Augusto Ordine restaurato viene a rafforzarsi riunendosi all’Ordine dei Cavalieri di Byzantium, dall’eredità araldico-patrimoniale dell’Imperial Casa Anghelos Dobryniana già avocata per diritto matrimoniale. Pertanto, all’Ordine va ad aggiungersi anche l’antica protezione del Sultano Maometto IV Osmane (1669) e quella del Duca di Modena Ercole III d'Este (1788).

Sempre nel 1954, Don Francesco I Tiberio di Dobrynia, rinuncia alla carica dinastica e al Gran Magistero di tutti gli Ordini dell’Imperial Casa, abdicando, lui vivente, in favore del proprio figlio Don Antonio II di Roma, il quale legittimamente gli succede nel VII Alto Magistero.

Questi, con Decreto Magistrale del 27 Marzo 1989 e.v., riorganizza in toto l’Augusto Ordine, riportandolo al suo eterno splendore e ravvivando così il tradizionale culto delle origini e il sacro Lume della Gens Julia.

Alla memoria del culto del Padre dei Padri Enea (1), iniziatore della stirpe Giulia, l’attuale discendente S.A.R.I. il Principe Don Antonio II° Giulio Cesare Augusteo TIBERIO DOBRYNIA ANGELO di ROMA e di RUSSIA  "JUS SANGUINUS ET FONS HONORUM" della Dinastia Imperiale-Giulio-Claudia

AugusteaTiberiana-Dobryniana-Rurichide Anghelos di Roma e di Russia, Principe Imperiale dell'Impero Romano e di Bisanzio, Granduca di Russia e Gran Vicario del Sacro Romano Impero, ha voluto rendere onore alla Sacra Progenie ristabilendo l’antico culto divino adombrato dal mito e dalla storia tramandato con bagliori imperituri, e omaggio alla prima Romana Militia, culla d’ogni civiltà.

 

Non deve stupire il fatto che esistano ancor oggi Famiglie Illustri discendenti da Gentes Romane. Si pensi solo ai Principi MASSIMO, oppure ai CENCI, dalla Gens CINCIA, dai quali uscì il Pontefice Giovanni X eletto nel 914.

Dalla Gens ANICIA discesero: i Conti di Tuscolo, dai quali uscirono i Papi Giovanni XII, Benedetto VII, Benedetto VIII, Giovanni XIX e Bendetto IX (il Papa che fu eletto tre volte); i Conti di Segni, da cui uscirono i Papi Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV ed Innocenzo XIII; i COLONNA, da cui uscirono i Papi Adriano I, eletto nel 772 e Martino V, e secondo una antichissima Tradizione (Traditio) anche San Marcello I, eletto nel 308, San Sisto III, eletto nel 432 e Stefano IV, eletto nell’816; i PIERLEONI, dai quali uscirono il Papa Gregorio VI e l’Antipapa Anacleto, eletto nel 1130, ed i FRANGIPANE (entrambi più antichi in Roma dei COLONNA e degli ORSINI), i primi Conti dell’Aventino, i secondi, potentissimi, dei quali un Oddo, sposò nel 1236 Anna COMNENO, figlia dell’Imperatore di Bisanzio, ed un jacopo consegnò a Carlo d’Angiò (d’Anjou) Corradino di Svevia (Swabia); infine, dalla Gens FABIA, i FABI e, come innanzidetto in apertura, i ben famosi MASSIMO, tuttora fiorenti.



Della natura e sovranità

L’Ordine è una Milizia Cavalleresca di diritto internazionale e patrimoniale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico della Sovrana Casa Imperiale Giulio Claudia Augustea Tiberiana-Dobryniana Anghelos di Roma e di Russia; rappresentata, “jure sanguinis”, dall’attuale Capo di Nome e d’Arme della stessa, S.A.R.I. il principe don Antonius II e dal di lui erede dinastico legittimo il figlio unigenito Francesco Maria I. E perciò è un Ordine autonomo, dinastico, indipendente, cioè, da qualsiasi Stato.

Legittima fons honorum, jus majestatis, ius gladii, etc...

Sede Magistrale

La sede centrale è nel luogo ove risiede il Sovrano Gran Maestro, salvo sua diversa disposizione magistrale; la sede storica, eterna, è a Roma.

La successione dei Sovrani Gran Maestri

I - Caio Giulio Cesare, imperator.

II - Ottaviano Giulio Cesare Augusto, princeps imperator.

III - Marco Antonio, princeps (Diarchia d’Egiptium). (2)

IV - Tiberio I Giulio Claudio Cesare Augusto, imperator (14 - 37 d.C.)

- 1° Gran Vicario, Druso Cesare (sino al 27 d.C.).

- 2° Gran Vicario, Tiberio Giulio Cesare Ascondito (27 - 100 d.C.).

- 3° Gran Vicario, Lucio Giulio Maggioriano, imperatore (457 - 461 d.C.).

(Vacatio) - Vari Gran Vicariati si succedono tramandando segretamente l’augusto culto dinastico.

V - Tiberio II, imperatore di Bizantium (578 - 582 d.C.).

- 12° Gran Vicario, Tiberio III Apsimaro (698 - 705 d.C.).

- 13° Gran Vicario, Tiberio Costantino, Antipapa (767-769 d. C.).

(Vacatio) - Vari Gran Vicariati si succedono ancora tramandando segretamente l’augusto culto dinastico.

- 50° Gran Vicario, Tiberius d’Assisi (1480 - 1530 d.C.).

(Vacatio) - 53° Gran Vicario, Don Antonio Tiberio, principe del Sacro Romano Impero, Duca di Benevento, Conte e Signore d’Alifana e Boscopopoli.

VI - Don Luigi Tiberio, principe dell’Impero Romano, di Dobrynia, di Bizantium, di Bojano, Conte d’Alifana e Boscopopoli.

- 54° Gran Vicario, Don Francesco I Tiberio, principe dell'Impero Romano, principe di Dobrynia e Bisanzio, di Bojano, Conte d'Alifana e Boscopopoli, de' principi Camèli von Kamel di Bohemia-Bonaparte.

VII - Antonio II Tiberio Giulio Cesare Claudio Augusteo Dobryniano di Roma e di Russia.

 

VII Sovrano Magnus Magister Supremus et Pontifex Maximus

S.A.R.I. don Antonivs II Giulio Cesare Claudio Augusteo Anghelos Tiberio - Dobryniano di Roma e di Russia, principe dell’Impero Romano, principe di Bizantium e Granduca di Russia, principe di Dardania, Duca di Galazia, Signore del Sannio e del S.R.I., etc...

 

Scopi dell'Ordine
 

Essi sono:

a. La perpetuazione del culto dinastico della Gens Julia;

b. La realizzazione e diffusione degli ideali e dello spirito cavalleresco e, particolarmente, della Tradizione Romana.

c. La costituzione di una nuova élite dello Spirito Aristocratico che trae forza nella comune Fede in Dio Onnipotente e nella Fratellanza delle grandi religioni. A difesa della Libertà dell’individuo, dell’Ordine e della Giustizia sociale, a salvaguardia della dignità umana e dei più deboli contro ogni forma di ingiustizia. Per la restaurazione sul piano materiale di una più alta centralità etica e spirituale a guida del singolo individuo e dei popoli;

d. La difesa della Libertà e della Giustizia: a salvaguardia della Dignità umana e dei più deboli contro i soprusi degli ingiusti;

e. La difesa della Fede in Dio, nella piena tolleranza verso ogni forma di religione, per l’Unione Tradizionale delle culture religiose d’oriente e d’occidente, l’affratellamento dei Popoli, ed il raggiungimento dell’unità trascendente delle stesse e dell’Unica Verità perenne:

f. La difesa delle categorie a rischio e più deboli, senza discriminazioni di sesso, razza, religione, età;

g. La difesa e tutela della libertà di pensiero e cultura in ogni sua manifestazione ed espressione;

h. La diffusione degli studi umanistici, artistici e scientifici, sostenendo in particolar modo le ricerche sull’antichità classica e le ricerche della scienza genetica applicata alla medicina per il progresso della nuova scienza.

 

 

 Categorie di Membri

L’Ordine comprende le classi di Cavalieri e Dame distinte in due categorie: di Giustizia e di Grazia. Appartengono alla prima coloro che sono di comprovata nobiltà, ed i Grandi Dignitari dell’Ordine. Epperò, il Sovrano Gran Maestro può, in casi eccezionali ed in forza delle sue prerogative, concedere le insegne di giustizia anche ai candidati non in possesso di titoli nobiliari.

La gerarchia di ogni categoria comprende i seguenti gradi e dignità (in ordine crescente): Cavaliere, Commendatore, Commendatore Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce e Cavaliere di Gran Collare. Idem per le Dame.

 

 

Arma dell'Ordine

 

L’Arma dell’Augusto Ordine è di rosso alla croce patente d’oro, avente al centro, al recto e al verso, uno scudo circolare a corona d’alloro: quello del recto con l’immagine in oro dell’aquila augustea vittoriosa in campo rosso; quello del verso con la lettera “T” d’argento in campo azzurro.

Divisa e Decorazioni

La divisa dell’Ordine è la sopraddetta Croce Patente smaltata d’oro e bordata di rosso. Il nastro è di raso marezzato rosso bordato d’oro, per la categoria di giustizia, bordato d’argento per la categoria di grazia magistrale. Il colore del Mantello è rosso, con l’anzidetta croce patente ricamata sul lato sinistro, ma senza lo scudo centrale aquilifero (riservato al Sovrano Gran Maestro e ai più alti Dignitari).

TAVOLA I - Alcune decorazioni - Disegni al tratto

La Croce 

Cavaliere e Commendatore

La Placca

Grande Ufficiale e Gran Croce

Condizioni generali d'ammissione

CONFERIMENTO: L’Ordine può essere conferito a persone d’ambo i sessi, di qualsiasi nazionalità e religione, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età, sempreché risultino di buona condotta morale ed abbiano acquisito particolari benemerenze verso l’Ordine, distinguendosi nel campo degli studi, della professione, nel lavoro, nella società civile.

L’Ordine non fa distinzione fra Cavalieri e Dame (Militesse): quest’ultime sono equiparate a tutti gli effetti al rango maschile dei Cavalieri, tant’è che esse possono in libertà di scelta appellarsi Dame, al femminile, ovvero Cavalieri al maschile.

L’Ordine conferito è ereditario, sia in linea maschile che femminile.

 

ONORABILITA’: L’onorabilità del Postulante è conditio sine qua non allo status di Cavaliere.

 

RANGO SOCIALE E NOBILTA’: I membri dell’Ordine devono tenere nella società un comportamento compatibile con l’appartenenza al rango di un Ordine equestre avente un prestigio tradizionale. I candidati alla classe di Giustizia devono provare l’antica nobiltà della loro famiglia di nascita.

 

DEVOZIONE: L’Ordine non impone ai suoi membri pratiche religiose, lasciate alla libera scelta di ognuno, bensì di conservare in ogni momento della vita quotidiana il senso del sacro.

 

PROMESSA: Fedeltà, devozione e obbedienza, sono le virtù con le quali i membri debbono conservarsi verso il Gran Maestro dell’Ordine.

Durante la cerimonia d’investitura, i neo Cavalieri faranno promessa solenne sul testo sacro della loro religione d’osservanza all’Ordine, firmando l’apposito registro (come da Statuto, a cui si rimanda). Ciò comporta i tre Voti solenni di Perfezione: Fedeltà, Verità, Giustizia, vivendo sempre da quel momento in poi in condotta esemplare e forti di questa triplice Virtù.

 

DISCIPLINA: I membri dell’Ordine sono tenuti a conformarsi alle Regole, Statuti e Costumi, istruzioni e direttive delle autorità dell’Ordine. La Cavalleria, al pari di un Compagnia, è giustappunto definita dal Diritto Canonico come “Societas militantium sub regula.”

 

CONTRIBUZIONE: I membri debbono contribuire alle opere e allo sviluppo dell’Ordine, versando al momento dell’ammissione una donazione, unica (“una tantum”) valida a vita.

 

CANDIDATURA: I Candidati all’Ordine devono fornire: richiesta scritta d’ammissione; un curriculum vitae (studi effettuati, diplomi, titoli accademici, professione, eventuali titoli nobiliari e distinzioni onorifiche); dati di nascita e indirizzi di residenza; fotocopia documento d’identità; due fototessere recenti.

_____________

(1) ENEA

Figlio di Venere (Afrodite) e di Anchise, discendente di Troo (o Tros) e membro della Famiglia Reale di Troia, sposato a Creusa, una delle figlie di Priamo, Re di Troia, aveva un figlio, Ascanio (Iulo/Julo oppure Iulio/Julio da cui Giulio e Gens Giulia, alla quale appartenne stesso Cesare), che seguì il padre nel viaggio nella terra dei Latini, combattendo valorosamente contro i Latini ed uccidendo Lauso, figlio di Mezensio, Re d’Etruria, fondando poi Albalonga. Albalonga venne fondata 30 anni dopo Lavinio (da Lui governata appunto per ben trenta anni e fondata 2 anni dopo la distruzione di Troia), 400 anni prima di Roma.

Su Ascanio Julo sulla ENEIDE, I è scritto quanto segue: “Ascanio giovinetto, or detto Julo, succederagli; e trenta giri interi del maggior lume, il sommo imperio avrà. Trasferirallo in Alba. Alba la Lunga sarà la Reggia Sua, possente e chiara”.

Troo era figlio di Erittonio e di Astioche, dette il Suo nome alla Città di Troia; condusse varie guerre fortunate contro i Popoli vicini, soprattutto contro Tantalo, Re della Lidia. Dalla Ninfa Calliroe, figlia del Fiume Scamandro, ebbe Ilo, Assaraco e ganimede. “………..d’Erittonio nacque Troe, Re de’ Trojani e poi di Troe generosi tre figli, Ilo ed Assaraco e il deiforme Ganimede…”. (ILIADE, XX, 232).

Sulle origini di Roma il Chiarissimo Prof. Alberto PALMUCCI ha scritto su Internet quanto segue Secondo il Tragediografo greco Licofrone (IV-III sec.

a. C.), Enea, dopo la rovina di Troia, condusse i superstiti Troiani a sbarcare alla foce del fiume Linceo (il Mignone presso Tarquinia?) in Etruria dove convisse con Tarconte (Re di Tarquinia e Capo della Lega Etrusca).

Qui arrivò pure Ulisse che chiese perdono ad Enea ed ottenne da Lui di stanziarsi in un'isola o località marina chiamata Gortina (Corito?). Enea, poi, dall'Etruria, andrà a colonizare la valle del Tevere dove fonderà Lavinio. Egli, secondo lo Storico greco Plutarco (I sec. d. C), aveva sposato una sorella di Tarconte, di nome Roma che diede il nome alla città di Roma fondata anch'essa da Enea. Per Alcimo Siculo (IV-III sec. a. C.), altro Storico Greco, la moglie di Enea si chiamava Tirrenia: da Lei nacque Romolo, da questi Alba, e da qust'ultimo Romo che fondò Roma.

La Tradizione greca filoetrusca (o etrusca?) fu rielaborata da Virgilio nell'Eneide. Secondo lui, Dardano, il Capostipite dei Troiani era nato nella etrusca città di Corito (oggi Tarquinia). Da qui emigrò nell'Isola di Samotracia dove introdusse la Religione Etrusca dei Misteri; e da qui si spostò poi in Asia Minore dove i suoi discendenti fonderanno Troia. Quando poi questà Città verrà distrutta dai Greci, gli Dèi imporranno ad Enea di ricondurre i superstiti Troiani a Corito-Tarquinia perché questa era la Loro antica Madre Terra.

Questo narrava Virgilio nel terzo libro dell'Eneide. Egli si vantava di avere origini etrusche, ma viveva alla corte dell'Imperatore Augusto; così nel proseguo del poema non farà sbarcare Enea in Etruria alla foce del fiume Linceo (il Mignone?), come voleva la tradizione, bensì a quella del Tevere. Il poeta, tuttavia, cercò di compiere in qualche modo un atto di riparazione verso gli Etruschi. Enea, sbarcaco alla foce del Tevere, è respinto dai Latini del luogo, così si reca a Corito-Tarquinia, presso la foce del Mignone (il Linceo?) per chiedere aiuto a Tarconte.  

La posizione di Virgilio trova riscontro nella dedica <<Agli dèi Dardani>>, scritta sui cippi di confine di una colonia condotta in Africa da un gruppo di Etruschi provenienti dall'Etruria meridionale.

Secondo una tradizione inversa a quella vilgiliana, riferita da Elio Donato (IV sec. d.C.) nel commento all'Eneide, la città di Corito (Tarquinia) sarebbe stata fondata da Corito, figlio di Paride figlio di Priamo Re di Troia. Questa leggenda trava qualche riscontro in sede etrusca nelle figure graffite sul retro di uno specchio, nelle quali si vede un personaggio di nome Tarquinio o Tarconte insieme a Paride ed a Priamo.

Corito era anche il nome del nonno di Tarconte. Ora, tutti questi personaggi di nome Corito erano chiamati anche Corinto; e forse non è un caso che Corinto, detta anche Corito, era il nome della città greca donde veniva Demarato Corinto che, secondo Strabone (VII, 6,20), divenne Re di Tarquinia e padre di Tarquinio Prisco.

Che la città di Corito sia l'odierna Tarquinia trova conferma negli antichi commenti all'Eneide di epoca romana, nella tradizione medioevale e nei documenti archeologici dell'Etruria meridionale.

Da Enea inizia la discendenza della Gens Julia.

La Gens Julia o degli Julii era antichissima e si incontrano personaggi di codesto nome fin dal secolo III, in Roma. Il primo cui la storia accenni è C. Julius Julus, Console nel 265.  

 

(2) Marco Antonio, Princeps (Diarchia d’Egiptium). Marco Antonio Lepido. Figlio (o Figlio del Fratello) di Paolo Emilio Lepido (Triumviro), sposò Drusilla, della storica Dinastia dei Tolomei d’Egitto, ossia della Famiglia dei Lagidi, in cui tutti i Sovrani portarono il nome di Tolomeo. Tale Dinastia fu fondata da Tolomeo I Sotere, figlio del Nobile Macedone Tolomeo di Lago e di una donna di nome Arsinoe, il quale fu Re d’Egitto dal 305 al 283 avanti Cristo. I Lagidi furono celebri per la loro crudeltà, le loro dissolutezze e gli omicidi fra fratelli; era loro costume sposare le sorelle per non dividere il Regno e non contaminare la purezza della stirpe. Si estinsero con Cleopatra VII, figlia di Tolomeo XIII, che fu moglie del fratello Tolomeo XIV, amante di Cesare da cui ebbe il figlio Cesarione (assassinato poi in seguito, per ordine di Ottaviano), poi del Triumviro Marcantonio, da cui ebbe i figli Alessandro Elio, Cleopatra Selene e Tolomeo, e che si uccise facendosi mordere da un aspide dopo che Marcantonio era stato sconfitto ad Azio nel 31 da Ottaviano.

 

 

 


sacro ordine Palatino

Cavalieri Avgvstali dell'Anello

 

Il Culto Dinastico e l’Augustalium

Il culto dinastico della Gens Julia è affidato dalla Tradizione Romana al sacro Collegio Augustale, che costituisce il cuore iniziatico della Sacra Militia dei Sacerdoti-Cavalieri Augustales del Templum Augusti, destinato al culto degli imperatori divinizzati e al loro genius e numen; sotto l’eterna protezione della Dea Fortuna e di Giove, di Minerva, di Apollo e Venere, la Dea tutelare della Gens Julia.

Detto Sacro Ordine restaurato si compone di una classe unica, quella dei Cavalieri Augustali dell'Anello, alla quale possono appartenere indifferentemente uomini e donne, purché di comprovata fedeltà verso l’Augusta Stirpe Julia.

Un gruppo ristretto di Campioni (che non possono superare il numero di dodici) costituisce i Sacri Cavalieri Augustali Palatini: essi sono uomini e donne forniti di fides, coraggio, lealtà e amore per la Conoscenza.

Arma, divisa e decorazioni

La stessa croce patente d’oro bordata di rosso dell’Ordine della Militia Cesarea Romana. Unica differenza, nello scudo circolare centrale v’è l’aquila di Giove (tenente un fascio di fulmini tra gli artigli). Un anello d'oro di Minerva è in dote perpetua ai Militi e alle Militisse.


gran stella Troiana dei Dardanidi

al merito

___

Alla memoria del culto del Padre dei Padri Re Dardano, iniziatore della stirpe Dardanida dapprima e di quella Giulia successivamente, per rendere onore alla Sacra Progenie ristabilendo l’antico culto divino adombrato dal mito e dalla storia tramandato con bagliori imperituri, e omaggio alla prima Troiana Militia, culla d’ogni civiltà.

( Continua a leggere / pagina successiva ... click here. )


<<BACK